Il nuovo concordato preventivo: adesione
ed effetti della proposta

Il Concordato preventivo biennale, destinato a imprese e lavoratori autonomi, è un nuovo strumento tramite il quale il Legislatore desidera instaurare un rapporto collaborativo tra fisco e contribuenti. Tale strumento, in vigore dal 2024, sarà applicabile ai soggetti ISA e ai forfettari.

Il D. Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13 di riforma sull’accertamento introduce il Concordato Preventivo Biennale (di seguito CPB), che consente al contribuente di accettare la proposta formulata dall’Amministrazione finanziaria, concordando, in via preventiva e per due anni, rinnovabili, i redditi e il valore della produzione da assoggettare all’imposizione diretta (IRPEF o IRES) e all’IRAP. Il contribuente, una volta comunicata l’accettazione della procedura, è vincolato all’obbligo di dichiarare gli importi concordati, fatto salvo il ricorrere di circostanze eccezionali, specificamente previste da un Decreto del MEF ed a condizioni che esso producano una riduzione dei redditi effettivi superiore al 60% rispetto a quelli concordati.

La procedura e gli effetti in sintesi
In via preliminare è il caso di sintetizzare la procedura di funzionamento e gli effetti del CPB, che di seguito verranno analizzati più approfonditamente:

1° step: l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione appositi software per mezzo dei quali essi comunicano i dati necessari affinché l’Agenzia delle Entrate elabori la proposta;

2° step: l’Agenzia delle Entrate formula la proposta di CPB, in coerenza con i dati dichiarati dal contribuente e nel rispetto della sua capacità contributiva;

3° step: il contribuente, qualora volesse aderire, trasmette all’Agenzia delle Entrate, attraverso lo Studio, la sua accettazione entro il termine per versare del saldo delle imposte, che per il primo anno di applicazione è prorogato al termine per la presentazione della dichiarazione (ovvero entro il 15.10.2024).

Gli effetti che si producono con l’accettazione della proposta sono, invece, i seguenti:
1° effetto: il contribuente si obbliga a dichiarare gli importi concordati per i due periodi d’imposta oggetto di concordato, fatto salvo il verificarsi di casi eccezionali;
2° effetto: il reddito e il valore della produzione effettivamente conseguiti, quindi sia in misura superiore sia inferiore rispetto agli importi concordati, non sono fiscalmente rilevanti;
3° effetto: l’adesione non produce effetti ai fini Iva che quindi continua ad applicarsi secondo le modalità ordinarie;
4° effetto: il contribuente resta vincolato a tutti gli ordinari adempimenti previsti per le imposte sui redditi, per l’Irap e per l’Iva;
5° effetto: gli accertamenti di cui all’articolo 39 del Dpr n. 600/1973 non possono essere effettuati, fatto salvo il caso in cui, in esito all’attività istruttoria che è sempre consentita, l’Agenzia delle Entrate riscontrasse una delle cause di decadenza dal CPB;
6° effetto: i soggetti ISA (cioè clienti con partita IVA che dichiarano ricavi non superiori a euro 5.164.569) godono dell’estensione di tutti i benefici riconosciuti, ordinariamente, soli ai contribuenti più affidabili.

I benefici dell’accettazione della proposta
È il caso di affrontare i benefici che la legge riserva al contribuente in caso di adesione al CPB.

Il primo beneficio che, che rappresenta per entrambe le parti una scommessa sul futuro, è costituito dalla irrilevanza sia fiscale sia contributiva degli eventuali maggiori o minori redditi effettivi, nonché dei maggiori o minori valori della produzione netta effettivi, rispetto a quelli concordati. Il contribuente ha, comunque, la possibilità di versare i contributi sulla parte di reddito eccedente l’importo concordato.

Il secondo beneficio è costituito dall’estensione delle misure premiali Isa ai contribuenti che accedono al concordato, ordinariamente riservate ai soli contribuenti più affidabili, quali ad esempio:
a) dell’esonero dal visto di conformità per la compensazione per un importo non superiore a euro 50.000 annui per i crediti Iva e per un importo non superiore a euro 20.000 annui per i crediti Irpef/Ires e Irap;
b) dell’esonero dal di conformità ovvero dalla garanzia per i rimborsi Iva per un importo non superiore a euro 50.000 annui;
c) dell’esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative;
d) dell’esclusione degli accertamenti basati su presunzioni semplici (articolo 39, comma 1, lett. d), secondo periodo, Dpr n. 600/1973);
e) dell’anticipazione di almeno un anno, con graduazione in funzione del livello di affidabilità, dei termini di decadenza per l’attività di accertamento;
f) dell’esclusione della determinazione sintetica del reddito di cui all’articolo 38 del Dpr n. 600/1973, a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi il reddito dichiarato.

Il terzo beneficio è costituito dall’impossibilità per l’Agenzia delle Entrate di effettuare, per i periodi d’imposta oggetto di concordato, gli accertamenti previsti dall’articolo 39 del Dpr n. 600/1973.

La limitazione pertanto riguarda solo gli accertamenti relativi al reddito di impresa, di lavoro autonomo e ai fini Irap. È fatto salvo il potere dell’Agenzia delle Entrate di effettuare qualsiasi attività istruttoria e qualora, in esito ad essa, emergessero cause di decadenza dal CPB, l’Amministrazione finanziaria riacquisisce il potere di effettuare tutti gli accertamenti del caso.

Ovviamente non sussiste alcuna limitazione agli accertamenti in materia di IVA, atteso che il CPB non esplica alcun effetto in tale comparto.